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GIANMARIO MARINIELLO

Coalizione:

FUTURO E LIBERTÀ PER L’ITALIA FUTURO E LIBERTÀ PER L’ITALIA
Sono nato il 15 Febbraio 1982 a Napoli. Cresciuto ad Aversa, dove mi son diplomato presso il Liceo Classico "Domenico Cirillo", sono poi tornato a Napoli a studiare Giurisprudenza presso la Federico II, dove mi sono laureato con una tesi in Diritto finanziario sulla flat tax. Amo lo sport, che mi ha insegnato il valore della competizione, il rispetto dell'avversario e la cultura sia della vittoria che della sconfitta. Amo la buona cucina. Perchè amo l'Italia. I gusti, i sapori e i profumi della nostra terra non si limitano alla tavola ma sono l'identità della nostra Nazione, il frutto di secoli di esperienza ed espressione della nostra cultura popolare. Assaggiare un buon piatto significa conoscere le peculiarità, la storia e la cultura di un pezzo d'Italia. E io sono curioso... Amo viaggiare: ho girato mezza Europa ma gli Usa sono la mia destinazione preferita: conoscere un modo diverso di intendere e vivere la vita è sempre fonte di arricchimento. Una delle cose per me più importanti è la politica: merito o colpa di mio padre, che mi ha trasmesso la passione civile. Mi sono iscritto a 16 anni ad Alleanza Nazionale, a 17 anni ero dirigente provinciale di Azione Giovani, il movimento giovanile di AN. Nel 2004 divento Dirigente nazionale del movimento, dopo il Congresso di Viterbo. Nel 2010 la vera "svolta". Nasce Generazione Italia e divento Direttore - sono anche giornalista (pubblicista) - del magazine on line di GI, il vero e proprio incubatore di Futuro e Libertà, che nasce dopo il dito puntato di Fini contro Berlusconi e la conseguente rottura definitiva con il Pdl. A Settembre 2010 vengo eletto Coordinatore nazionale di Generazione Futuro, il movimento giovanile di FLI. E inizia un'altra storia. Bellissima. Ho incontrato migliaia di persone, in ogni regione. Sono sempre in giro per l'Italia e ho conosciuto quasi tutto il mio Paese grazie alla politica. Devo ringraziare tutti questi ragazzi, queste donne e questi uomini che mi danno la forza di andare avanti, di fare politica che per me significa semplicemente una cosa: servire la mia comunità. Servirla in nome di valori e idee ben precise, come la libertà, la difesa e il rafforzamento dell'identità del mio popolo e il desiderio di vedere l'Italia sempre più forte e protagonista nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo. La sfida richiederà tempo, e passa attraverso il Molise.

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La sensazione di non vivere in un paese per giovani demoralizzala vita della nostra generazione. Si è parlato più di IMU che di giovani in questa campagna elettorale, ma per un giovane il vero problema è potersela comprare una casa. Non può essere l’IMU la priorità, semmai lo è abbassare le tasse sulle imprese e sul lavoro (dopo proverò a entrare nel dettaglio): se un giovane non ha un’occupazione, mai potrà costruirsi una famiglia e comprare una casa. Si parla spesso di disoccupazione giovanile e del fatto che l’epoca del posto fisso è finita e che il futuro è l’autoimpiego, la creatività, il fare impresa: eppure aprire una società in Italia – come ci ricorda il rapporto Doing business della Banca Mondiale – costa più che nel resto d’Europa. Se eletto, la prima proposta di leggeprevederà la possibilità anche per i commercialisti di costituire le società. Cosa che di fatto già accade, dato che sono i commercialisti a scrivere gli atti sotto i quali poi i notai mettono la firma. Costituzione e chiusura delle società di capitali, in tal modo, costeranno di meno e ci saranno meno tempi burocratici. InInghilterra si fa on line. Perché in Italia no? Credo inoltre sia opportuno estendere la disciplina delle cosiddette società a zeroeuro a tutti, non solo agli under 35, come propone sempre la Banca mondiale. Riforme a costo zero che creano un clima business friendly. Bisogna attivare subito il programma europeo “Garanzia per i giovani”, sostenuto da 6 miliardi di fondi comunitari e che permette formazione continua ai giovani. In collaborazione stretta con organizzazioni private, imprenditoriali e non, potremo avereun servizio di orientamento scolastico e professionale; 
una opportunità di apprendistato o di addestramento; dove possibile, una opportunità di assistenza per avviare un’attività di lavoro autonomo o un’impresa. E poi bisogna cambiare il modo con cui lo Stato finanzia le Università: il FFO serve a pagare sostanzialmente gli stipendi a docenti e personale amministrativo. E invece questi soldi devono essere assegnati con criteri meritocratici, dando grande peso a criteri come la ricerca d’eccellenza, specie se applicata all’industria e il placement post-laurea: gli atenei e le facoltà che danno maggiori opportunità di lavoro ai giovani devono essere maggiormente sostenute dalla Repubblica italiana. Basta con tanti atenei in ogni capoluogo di provincia. Sì a concentrare i soldi pubblici nei centri di eccellenza. Imprese Per le start-up, bisogna riprendere una misura prevista nello statuto per le imprese e allargarla ad esse: mi riferisco alla quota del 30% da riservare, negli appalti pubblici, a micro, piccole, medie e nuove aziende, le start-up, appunto. E’ una norma – questa per le piccole imprese – che esiste anche in America. Per favorire l’innovazione, serve un maggiore collegamento delle Università con il mondo delle imprese. Come dicevo prima, cambiando i criteri di assegnazione dei soldi pubblici alle Università, questo non può non avvenire. Ma dobbiamo anche superare un antico mito italiano: “piccolo ma bello” non funziona più in tempi di globalizzazione. Il nanismo delle imprese italiane è sicuramente un portato culturale, ma è anche una conseguenza di un fisco esoso che non aiuta a crescere e a un sistema normativo che spaventa chi vuole crescere, e non mi riferisco solo all’articolo 18. Le tasse, dunque: bisogna liberare le risorse. In tre modi: . Trasformare, come anche Confindustria chiede, i contributi a fondo perduto in crediti di imposta per chi fa davvero impresa, come voi. Sono 28 miliardi di euro. Eppure – non so voi – ma non conosco nessun giovane che con questi soldi ha avviato un’azienda di successo. Conosco invece tanti imprenditori strangolati dal fisco. Ridurre l’IRAP. Si può fare, bloccando la spesa corrente fino al 2018, avendo come riferimento il 2012: insomma, nemmeno un euro in più di spesa corrente da qui al 2018, al netto degli interessi. E l’inflazione? Si recupera con la produttività: se la sfida della produttività riguarda ogni giorno voi imprenditori, può e deve riguardare anche la pubblica amministrazione. Si libererebbero 40 miliardi di euro, di cui 12 devono andare all’eliminazione del monte salari dal calcolo dell’IRAP, come chiede anche il doc di Confindustria. Partendo dalle piccole imprese. Vendendo aziende di Stato, come la RAI, e valorizzando il patrimonio immobiliare. Ci vuole tempo, perché serve il cambio di destinazione d’uso di tanti beni pubblici oggi inutilizzati. Nessun costruttore comprerebbe mai una caserma, senza una destinazione d’uso residenziale, commerciale, eccetera. Serve coraggio. Quello che è mancato negli ultimi vent’anni. Ma o adesso o mai più. Troppe tasse, troppa spesa pubblica stanno uccidendo l'Italia. Ma anche troppa burocrazia e troppa corruzione. Le soluzioni sono due: Basta con le carte bollate. Basta interfacciarsi con funzionari o dirigenti pubblici che fanno magie con questa montagna di carte, creando una discrezionalità nelle scelte che è poi la madre della corruzione. La soluzione si chiama informatizzazione, nuove tecnologie, internet. Tutto deve diventare digitale, perché è l’unico strumento per dare a voi certezze. E poiché è impossibile chiedere tangenti via internet, questo aiuterebbe a sconfiggere il cancro della corruzione che avvolge l’Italia. Troppi centri decisionali. Troppi funzionari. Troppi uffici, troppi burocrati. In questo paese abbiamo il Ministro dell’Ambiente, l’assessore regionale all’ambiente, l’assessore provinciale all’ambiente e l’assessore comunale all’ambiente. L’ambiente non se la passa tanto bene (ma potrei dire lo stesso del turismo, delle attività produttive, eccetera), ma ancora peggio stanno gli imprenditori che devono passare da un ufficio a un altro spesso per fare le stesse cose. Costi della politica: ho già pronta una proposta di legge per abolire un ente inutile come la provincia. A cosa serve? A costruire scuole, dicono. Ma qualcuno mi spiega perché un comune può fare la scuola media ma non quella superiore, di concerto con i comuni limitrofi? Follie italiane. E poi giusto tagliare i parlamentari, i consiglieri regionali, i loro stipendi e magari abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Ma la corte dei conti ci ha detto che i veri costi della politica sono le società miste degli Enti locali. Lì si gioca la vera partita: la politica che fa impresa, che la fa male, e che toglie il lavoro alle imprese. La politica faccia da controllore e basta. Quanto diventa controllore e controllata, salgono i costi, si abbassa il livello dei servizi e la corruzione ci sguazza. Il tempo di accontentare tutto e tutti è finito. Il tempo delle promesse irrealizzabili è scaduto. Guardate come siamo finiti. E’ tempo di scelte coraggiose. In nome solo ed esclusivamente del futuro dell’Italia.

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